La scorsa settimana, grazie alla cortesia e alla puntualissima disponibilità degli amici Denis e Rocky di
Mondadori Informatica di Bologna, sono entrato in possesso di uno splendido
Mac mini, modello base (1.25GHz, 256MB RAM, 40GB HD, combodrive, niente airport né bluetooth).
Premetto che del Mac mini mi sono innamorato appena lo hanno annunciato, e che dieci giorni di sperimentazioni non hanno fatto che confermare il mio invaghimento. Non è solo una questione di estetica (perfetta) e di personale fascinazione per l'elettronica non ingombrante. Il computer è anche molto performante, soprattutto se messo in relazione al suo prezzo.
Nelle seguenti osservazioni tecniche mi concentrerò però su quelle piccole mancanze che mi sono saltate all'occhio, e -conoscendomi- probabilmente sfocerò nella pura pignoleria. ;-)
La ventola
Il mini è molto silenzioso, ai livelli di un portatile. In condizioni di utilizzo normale si fa fatica a distinguere se è acceso o spento e sicuramente il rumore generato dalla ventola si confonde con quello dell'hard disk da 4200rpm.
La sorpresa arriva provando a far girare un qualche programma di calcolo distribuito, o comunque qualcosa che occupi il processore al 100% con continuità per periodi di tempo superiori ai 5 minuti. Non è però una sorpresa del tutto spiacevole... quello che accade è che la ventola del mini accelera
gradualmente poco a poco, a seconda della necessità! Anche il flusso d'aria in uscita dalla griglia posteriore si intensifica in velocità e temperatura.
Premetto che le mie esperienze precedenti consistono in un PowerMac G3 B&W, la cui ventola del case sta sempre accesa (anche con il computer in stop :-() ad un regime di rumorosità accettabile, ed un PowerBook G4 Titanium 550, la cui ventola ha tre modalità discrete: spenta, lenta e veloce; e solo il terzo livello (peraltro raggiunto raramente) dà fastidio. Altre esperienze "aliene" riguardano certi assurdi portatili Toshiba, che accendono e spengono una ventolina rumorosissima ad intervalli di dieci secondi! Sembra che facciano apposta per dare il massimo del fastidio: 10 secondi accesa, 10 secondi spenta...
La gradualità della ventola del mini è stata dunque una piacevole sorpresa. Ciononostante il raggiungimento della massima velocità è abbastanza rapido, e la rumorosità generata è tale da precluderne l'uso in una camera dove si voglia dormire. Pazienza, niente notti ad
aiutare la ricerca medica o a
craccare chiavi crittografiche (peccato perché, complice Altivec, il mini si era
già dimostrato quattro volte più veloce del
B&W@1.1GHz)... D'altronde sono passati i bei tempi dei computer completamente fanless (come gli iMac CRT e i Cube, cui però, soprattutto durante le caldi estati italiane
una ventolina non fa certo male...) e credo che con le velocità dei computer odierni ciò sia inevitabile: l'unico modo di dormire sonni tranquilli sarà probabilmente quello di passare al raffreddamento a liquido, magari con il radiatore fuori dalla finestra ;-)
La temperatura del processore e del disco
Il processore del mini non sembra essere dotato di TAU (o thermal assist unit). O almeno così sostengono varie applicazioni di monitoraggio della temperatura interna ai nostri Mac (
HardwareMonitor,
ThermographX,
Temperox, ...). Più ottimisticamente ciò potrebbe invece essere dovuto ad un mancato aggiornamento dei succitati software, che non supportano ancora il mini e la sua nuova architettura. Lo spero, perché se così non fosse questo sarebbe il mio terzo Mac di fila cui non riesco a monitorare la temperatura (e la cosa sa tanto più di beffa per il b&w, che sotto MacOS 9 forniva la temperatura a
Thermograph, mentre non sembra più in grado di farlo sotto MacOS X: davvero un'assurdità sul piano tecnico).
A questo si aggiunge che neppure il disco rigido interno del mini sembra fornire la propria temperatura tramite sensore SMART, utile funzione cui ero abituato con i dischi a 3.5" del b&w. È possibile che questa mancanza sia però tipica di tutti i dischi da 2.5", dato che non è stata mai disponibile neppure sul PowerBook. (nota: pare che anche i dischi da 3.5" perdano tale funzione se collegati tramite un bridge ata-firewire).
Il suono all'avvio
Il piccolo altoparlante integrato nel mini (sono riusciti a farci stare pure quello!) fa egregiamente il suo dovere. Oltre ai suoni di sistema, risultano ascoltabili anche i brani musicali, a patto di non pretendere troppo come bassi e volume.
Detto questo, pare abbastanza strano che il mini non rispetti uno dei comportamenti da sempre standard su Mac: se abbasso il volume di sistema, al successivo riavvio il classico "boing" sarà emesso con un volume commisurato alla mia regolazione. Stranamente il mini sembra ostinarsi invece a produrlo sempre al massimo volume. Inoltre sembra addirittura ignorare -in fase di avvio- la presenza di un jack inserito nella uscita audio e continua ad usare l'altoparlante per il boing. In sostanza non sembra esserci modo di far partire il mini senza che questo faccia sentire la sua presenza, se non ricordandosi di azzerare completamente il volume prima di spegnerlo... In alcune situazioni questo può risultare molto fastidioso: speriamo l'incongruenza non sia di tipo hardware e venga sistemata in futuri aggiornamenti software.
A riprova della peculiarità della circuiteria audio del mini, riporto questa curiosa esperienza. Tramite un
bridge ata-firewire ho avviato il mini da un hd esterno sul quale era installato MacOS 10.3.7, precedentemente utilizzato su un PowerMac G3 B&W. La estrema versatilità di X ha reso la cosa del tutto indolore (credo che con XP una cosa del genere sia semplicemente inimmaginabile), tranne che per un particolare: le preferenze di sistema relative al suono non rilevavano nessun dispositivo di output. Tale stranezza scomparsa dopo l'aggiornamento del sistema in questione a 10.3.8, ritengo probabile dunque che l'hardware audio del mini necessitasse di nuovi e diversi drivers audio...
Le porte USB
Una porta USB in più non avrebbe certo guastato, dato anche il dilagare di questo genere di connessione anche su periferiche una volta riservate a Firewire (hard disk esterni, film-scanners, ...).
Ma bisogna osservare che generalmente Apple è piuttosto parca nel dotare le sue macchine di porte USB: si vedano i portatili anche di fascia alta con due sole porte, quando la maggior parte dei portatili PC viene oggi venduta con 4 se non 5 porte USB!
Rimane inoltre da approfondire se le due porte fornite operino o meno su canali distinti, se cioè condividano un throughtput rate comune di 480Mbps od ognuno abbia il suo.
La porta Firewire
La presenza di una sola porta FireWire è invece controbilanciata dalla possibilità di collegare questo tipo di dispositivi "in cascata" (possibilità non offerta dalla tecnologia USB, che obbliga ad acquistare ingombranti hubs).
Il problema però si ripresenta per chi possegga più dispositivi provvisti di una sola porta FW (come iPod e quasi tutte le videocamere DV), che quindi andranno connessi alternativamente. (A meno di non dotarsi di
simpatici hubs firewire, ma su questo mi dilungherò più avanti.)
La RAM
256 MB di RAM sono probabilmente un quantitativo accettabile per un uso "tranquillo" del mini. E forse il target di mercato principale cui si rivolge il mini si troverà a suo agio con tale quantitativo di ram.
Ma il bello delle macchine Apple è che possono rimanere settimane accese (o in stop) senza mai bisogno di riavvii; e per esperienza personale posso dire che anche con 512mb di ram, applicazioni pur banali come Safari, dopo qualche giorno di uso senza riavviare, si "bevono" quantità enormi di memoria. Mi è capitato di trovare anche 2 GB di spazio su disco occupato dai files di swap! E non voglio pensare quanto swap così grandi possano incidere sulle prestazioni di un mini, con il suo lento HD interno...
Una breve prova con VirtualPC 7 e Windows XP si è poi dimostrata molto deludente (nonostante in molti
sostengano che XP sia la versione di Windows migliore da emulare sotto VPC: a me pare in effetti così strano... possibile che sia meglio del ben più leggero Win98? che ci sia lo zampino di Microsoft?). Attribuisco comunque il terribile calo di prestazioni (si arriva alla quasi inusabilità della macchina) alla scarsa dotazione di ram.
Le memorie di massa
Deludenti i
test letti su internet quanto alle prestazioni non solo dell'HD interno (comprensibili, in quanto si tratta di un 2.5" a 4200 rpm), ma anche di eventuali dischi da 3.5" @ 7200rpm esterni agganciati via Firewire. Strano davvero il limitato incremento percentuale di prestazioni rispetto al disco interno: secondo
alcuni siti è la particolare implementazione del controller FW a fare da collo di bottiglia. Appena avrò occasione farò qualche test per confermare questa ipotesi.
breve inciso su Firewire800
Una soluzione futura sarebbe l'utilizzo di Firewire800, ma tale protocollo (oltre ad essere più costoso da implementare) pare poco adatto ad una macchina dichiaratamente consumer come il Mac mini, data la scarsissima diffusione di periferiche economiche di questo tipo.
Né pare che FW800 uscirà mai dalla sua attuale connotazione di prodotto di nicchia. In questo
interessante documento pubblicato da
WiebeTech (ditta leader nella produzione di periferiche esterne per Mac) ne vengono spiegati i presunti motivi.
Tutti validissimi, ma a mio avviso il maggiore errore di Apple in questo caso è stato quello di cambiare il tipo di connettore nel passaggio da FW400 a FW800 (errore dal quale Intel si è ben guardata introducendo USB 2.0). Ho sempre considerato il connettore di FW400 (derivato direttamente -con minima modifica- nientepopodimenoche dal connettore GameLink del
Nintendo Gameboy del 1989, studiato per resistere alle sollecitazioni di pestiferi tech-adolescenti) un ottimo esempio di ergonomia (facilità di inserimento, intuitivo orientamento del connettore trapezoidale rispetto alla poco indicativa rettangolarità di quello USB, che si finisce sempre per cercare di infilare rovescio nei computer che non si conoscono) e di
qualità tecniche (oltre allo stratosferico throughput, fantascienza per il 1999 (anno in cui fu per primo introdotto nel PowerMac G3 B&W), soprattutto per il notevole amperaggio di corrente che poteva fornire e che aprì la strada ad una pletora di comodissime periferiche autoalimentate - sottoinciso: precluse al Mac mini, la cui porta Firewire eroga purtroppo solo 8 watt :-(). Sfortunatamente pare che un qualche difetto progettuale abbia causato inizialmente una serie di fastidiosi incidenti agli utenti (
porte firewire bruciate per colpa di un cavo difettoso). Ciò era dovuto forse proprio alla intrinseca delicatezza di un connettore non rigidissimo che doveva portare un discreto numero di watt direttamente su scheda madre, e fu risolto solo successivamente inserendo un chip di controllo delle sovracorrenti.
Forse il nuovo connettore studiato per FW800 garantisce ulteriormente contro potenziali incidenti. Rimane il fatto che la sua adozione ha complicato le cose per quanto riguarda la retrocompatibilità dei dispositivi, e ha certamente nuociuto alla riconoscibilità della connessione. Come fu all'inizio della diffusione di Firewire400 quando la regnante incertezza tra i vari nomi tecnici e commerciali (IEEE1394, FireWire, iLink) causata dalla tarda decisione di Apple di licenziarne il nome, probabilmente contribuì a rallentarne l'adozione di massa quel tanto che è bastato per farsi raggiungere da USB 2.0 (arrivata 3 anni più tardi e con una velocità solo nominalmente più alta - anche qui marketing azzeccato, poiché il grande pubblico prende per buona solo quella, senza considerare i test reali e altre importanti caratteristiche).
breve inciso su serialATA
Dalla lettura del documento di WiebeTech sopracitato sembra di poter ipotizzare che il futuro dello storage esterno sia rappresentato da SerialATA, nella sua recente versione esterna (che chiamerò eSATA). Tra i vantaggi di una soluzione del genere (già aggiungibile oggi sui PowerMac tramite schede come
questa di Sonnet, ma si spera in un prossimo futuro implementata di serie sulle macchine Apple) c'è sicuramente quello della velocità (fin d'ora il doppio di FW800) e l'uniformità di protocollo con i dispositivi interni, che permetterà di evitare l'acquisto di costosi e rallentanti bridge di conversione (ATA-FW, ATA-USB), come si faceva una volta ai tempi della cara vecchia SCSI, con la quale (prima che emergesse l'allucinante casino di connettori delle varie UltraWide, SCSI 2, SCSI 3, ...) si poteva banalmente spostare l'hd interno del nostro Mac in un case esterno e viceversa.
A mio parere però eSATA nasconde un enorme passo indietro rispetto a FW (ed anche rispetto ad USB): i dispositivi SATA non sono in alcun modo concatenabili né "hubbabili". Per capirci: ogni dispositivo esterno occupa una porta sul computer e deve essere connesso direttamente ad esso. Oggi se ho 4 periferiche esterne, con FW posso collegarle a cascata una all'altra e attaccare solo l'ultima al computer. Con USB sono costretto a comprare un hub, ma avrò comunque un solo cavo che va al computer. Con eSATA avrò invece per forza quattro cavi che vanno al computer. Soprattutto per chi usa macchine portatili o estremamente compatte come il Mac mini, questo potrebbe essere un grosso impiccio.
Riassumendo, si tratta di tre topologie di connessione diverse: USB= a nodi (hub) oppure punto-a-punto; FW= a cascata, a nodi o punto-a-punto; eSATA= solo punto-a-punto.
Si badi che la connessione punto a punto non è un male in sé, anzi è l'unica che permette di avere sempre il massimo del throughtput tra periferica e computer. Ed infatti sia firewire sia USB permettono anche questo tipo di connessione laddove se ne ravvisi la necessità. Quello che contesto è l'impossibilità per eSATA di utilizzare altre topologie di connessione, laddove siano preferibili per ragioni di comodità o convenienza.
Espandibilità Airport e Bluetooth
Finalmente i moduli Bluetooth e Airport sono entrambi ordinabili come accessori post-vendita, e installabili su un apposito mezzanine slot.
Mentre la cosa è sempre stata pacifica per le schede Airport, non era fino a poco tempo fa così per i moduli bluetooth. E ne sanno qualcosa i possessori degli iBook "colpevoli" di non aver ordinato il modulo al momento dell'acquisto (come opzione BTO e quindi tra l'altro non disponibile presso la maggior parte dei rivenditori) e costretti dunque a non poter mai più aggiungere tale funzionalità alla propria macchina (se non con il tipico dongle esterno, decisamente scomodo in un portatile).
Nel caso del mini un dongle BT esterno non è altrettanto scomodo (e per un computer fisso Airport è spesse volte superflua), ma certamente prima o poi penserò all'acquisto del mezzanine slot, non foss'altro per il gusto di aprire il gioiellino e installarlo da me! ;-)
L'alimentatore
Veniamo all'alimentatore. Innanzitutto è esterno, e Apple di questo non fa cenno esplicito sul sito. La sua presenza si scorge solo nei
QTVR del mini, mentre nella lista del contenuto della confezione si cita un generico cavo di alimentazione ("Power Cable" nell'AppleStore USA, opportunamente corretto -ma solo di recente- in "alimentatore" sull'AppleStore italiano): davvero poco corretto a mio parere!
Come mi aspettavo, non è compattissimo, soprattutto confrontato alla macchina (è lungo esattamente come un lato del Mac mini, 16 cm e rotti) e ai lillipuziani alimentatori cui ci ha abituato Apple nei portatili. Va detto però che a differenza degli alimentatori degli xBooks che forniscono 14 volts, questo del mini sembra fornire almeno 2 voltaggi diversi (presumo 5 e 12 volts, come quelli dei PC desktop - mancherebbe però il 3.3V per l'elettronica... :-/). Lo deduco dal fatto che sullo spinotto (proprietario ahimè, come anche il connettore trilobato dalla parte dei 220V: cosa aveva che non andava il collaudatissimo trapezoidale in uso dai tempi del Mac Plus?), sono presenti 5 pin, ma che esso non ha un verso di inserimento obbligato, per cui i contatti devono per forza, a coppie speculari, fornire voltaggi uguali.
E perlomeno non è grande come quello del Cube! :-) È anche decisamente più leggero; forse scalda un pochino di più di quest'ultimo, ma ciò è comprensibile per un alimentatore di plastica: quello del Cube dissipava certamente molto meglio, essendo inserito in una struttura di alluminio traforato.
La portabilità
Uno degli aspetti più soddisfacenti di questa macchina, è la facilità di portarlo in giro per farlo vedere agli amici potenziali switchers! Fa davvero un figurone, la gente è incredula... e pesa le metà di un PowerBook 15"!
Inoltre la macchina dà un forte sensazione di solidità. A questa sensazione contribuisce sicuramente anche la opportuna eliminazione del pulsante a sfioramento tipico del Cube, perenne fonte di cautele nel toccarlo-spostarlo-appoggiarci sopra qualcosa mentre era alimentato.
Un tocco da maestro a mio parere infine il rivestimento di gomma presente sul fondo del mini: funzionale ed elegante, con la mela incisa al centro.
iLife '05 e masterizzatori esterni
Avendone acquistata la versione base, il mio mini era sprovvisto di SuperDrive interno. Tramite un bridge Firewire-ATA ho facilmente collegato al mini un Pioneer 107D (lo stesso masterizzatore utilizzato anche da Apple nei PowerMac G4). Precedenti esperienze con iLife04 mi avevano fatto scoprire come fosse possibile (tramite una
piccola modifica) imporre a iDVD di funzionare anche senza SuperDrive interno e salvare il lavoro effettuato su una immagine disco (per poi quindi masterizzarlo con Toast).
La splendida sorpresa è stata che con iLife05 tutto questo non è più necessario! iDVD riconosce spontaneamente il masterizzatore esterno collegato via Firewire e masterizza direttamente con quello! Non so se questo sia un caso particolare dovuto al fatto che il mio Pioneer è una delle meccaniche utilizzate fino a poco tempo fa da Apple stessa, ma se così non fosse (e la compatibilità con i masterizzatori esterni fosse universale) saremmo di fronte ad un dovuto ripensamento da parte di Apple sulle sue precedenti strategie. Era infatti davvero seccante che chi volesse aggiungere un masterizzatore DVD esterno al proprio Mac non potesse utilizzarlo con iDVD, tanto più da quando la suite iLife è divenuta a pagamento. Se questa strategia poteva anni fa avere il senso di spingere all'acquisto delle nuove macchine con SuperDrive integrato, a mio parere ha fatto ormai il suo tempo.
Alcuni giochi
Ho avuto occasione di provare solamente
Marble Blast, giochino molto simpatico in dotazione con la macchina, e il sempreverde
Marathon (grazie al fantastico progetto opensource
AlephOne).
In entrambi i casi i giochi girano molto fluidamente. Evidentemente non si tratta di applicazioni troppo pesanti, che dunque non stressano troppo i soli 32mb della scheda video. Qualche difficoltà in più si può notare con alcuni grossi scenari di
Chimera (spettacolare utility di benchmark OpenGL sviluppata da un ragazzo italiano).
Una cosa però mi è saltata all'occhio: in particolare giocando a Marble Blast, vi sono ciclicamente (ogni due-tre minuti, direi) dei brevissimi congelamenti del gioco, accompagnati da una rapido ticchettio del disco rigido. Soprattutto in un gioco d'azione, la cosa è fastidiosa, si ha l'impressione di perdere il controllo del mouse, seppure per un attimo. Ho memoria che il fatto si ripetesse simile anche su altre macchine, con altri giochi, e in assenza di diversi applicativi aperti.
Ritengo dunque che non si tratti di un problema prestazionale, né di una cattiva programmazione del gioco in sé, ma che purtroppo questo genere di problema sia ineliminabile in quanto connaturato alla natura multitasking di X (i moltissimi processi, demoni, etc comunque attivi che "distraggono" periodicamente il processore).
Qualche foto
Ed infine qualche foto, a confronto con il mitico G3 blu&bianco che andrà a sostituire (macchina longeva ed espandibilissima, aggiornata di recente con una strepitosa
CPU da 1,1 GHz, ma che lo scorso mese ha deciso di dare improvvisamente forfait... (a proposito, se qualcuno ha una scheda madre di un B&W da cedermi,
batta un colpo! :-)).
Ed anche con il mitico Cube, in una foto (il mini
dentro il Cube!) che, sebbene nel frattempo già comparsa altrove su internet, era un mese esatto che aspettavo di poter fare...
Clicca su una immagine per ingrandirla.
Giovanni Orsoni
per ogni commento, chiarimento o richiesta, scrivetemi pure a
giovanni@orsoni.it
pubblicato per la prima volta sabato 12 febbraio 2005